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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale


inserito il 25 marzo 2009


Cronaca del convegno di studio, Città del Vaticano, 26-28 febbraio 2009

«La sollecitudine ecclesiale di Pio XI alla luce delle nuove fonti archivistiche»


P romosso dal Pontificio Comitato di Studi Storici, si è tenuto dal 26 al 28 febbraio presso il Collegio Teutonico di Santa Maria in Camposanto, all’interno della Città del Vaticano, il Convegno Internazionale «La sollecitudine ecclesiale di Pio XI alla luce delle nuove fonti archivistiche».

Il tema dell’incontro, che ha visto avvicendarsi al tavolo dei relatori i più prestigiosi studiosi italiani ed europei del pontificato di Papa Achille Ratti, verteva sulle prime risultanze dei lavori svolti da costoro sui documenti dell’Archivio Segreto Vaticano relativi al periodo 1922-1939, dal settembre del 2006 resi accessibili dalla Santa Sede.

Dai documenti ufficiali delle congregazioni vaticane, alla corrispondenza diplomatica, agli appunti delle udienze con il Papa stesi da mons. Eugenio Pacelli, Segretario di Stato dal 1930, fino ai diari personali di vari cardinali, fra i quali Domenico Tardini (1888-1961) e Alfred-Henri-Marie Baudrillart (1859-1942), la messe di dati «nuovi» offerti alla ricerca storica su un periodo cruciale della storia del mondo e della Chiesa cattolica è senz’altro imponente.

Il convegno si è aperto con un intervento del cardinale Segretario di Stato, mons. Tarcisio Bertone, a sua volta introdotto prima da mons. Walter Brandmüller, Presidente del sodalizio organizzatore e dal coordinatore dell’incontro don Cosimo Semeraro S.D.B., docente presso la Pontificia Università Salesiana e Segretario del sodalizio medesimo. Il card. Bertone ha tracciato un rapido schizzo della carriera ecclesiastica diPapa Ratti, ricordando il giudizio che su di lui diedero due importanti esponenti della gerarchia cattolica, il cardinale Giacomo Biffi – secondo cui «mi pareva di poter ritenere Pio XI il Papa più grande del secolo ventesimo», e il vescovo-martire salvadoregno Óscar Arnulfo Romero y Galdámez (1917-1980), che vedeva Pio XI come un «pontefice di statura imperiale». Papa Giovanni XXIII aveva altresì definito le quattro encicliche maggiori di Pio XI «quattro magnifiche colonne».

Nel corso della prima serie di interventi – moderati da don Semeraro – un primo bilancio degli studi finora intrapresi – solo un primo accostamento al tema – è stato tracciato da Philippe Levillain, docente di Storia Politica e Religiosa presso l’Università di Paris X Nanterre e membro dell’Institut Universitaire de France.

Un maggior dettaglio sulle numerosissime fonti archivistiche cui ora è possibile attingere – sostanzialmente quattro grossi giacimenti: l’archivio delle nunziature, quello della Curia, quello della Segreteria di Stato e quello diplomatico della Congregazione per gli Affari Straordinari – è stato fornito da mons. Sergio Pagano, Pref etto dell’Archivio Segreto Vaticano. Particolare curioso fra le carte personali del Pontefice figura anche un poemetto di quarantacinque strofe in dialetto lombardo composto in occasione dell’onomastico della madre il 15 ottobre 1882 e a lei dedicato.

Un primo accostamento critico, sulla base delle nuove fonti, al tema assai dibattuto dello stile di governo di Papa Pio XI, per lo più classificato come «autoritario», è stato tentato da Jean Dominique Durand dell’Università Jean Moulin di Lione, uno dei maggiori studiosi del pontificato Ratti, con un insieme di considerazioni che in parte hanno confermato e in parte rettificato il cliché invalso. Importante il reperimento di nuovi documenti sulla gestione piana della crisi dell’Action Française del 1929.

Un esame del rapporto fra l’enciclica sociale di Pio XI Quadragesimo anno, nel quarantesimo anniversario della Rerum Novarum di Papa Leone XIII (1891), e le teorie politiche neo-corporativistiche alla base delle costituzioni della Repubblica austriaca nata dalle ceneri dell’Impero, è stato svolto da Rupert Klieber dell’Università di Vienna, che ha evidenziato il reciproco influsso fra enciclica e sistemi politici adottati nello Stato già asburgico, soprattutto sotto l’influenza di mons. Ignaz von Seipel, a più riprese Cancelliere.

Nel pomeriggio, con Philippe Chenaux in qualità di moderatore, è stato per prima cosa preso in esame il rapporto fra Pio XI e le scienze della sua epoca, sul qual tema ha riferito Régis Ladous dell’Università Jean Moulin di Lione. Quindi, al «taglio» che la formazione del clero ricevette in epoca piana è stata dedicata la relazione di Maurilio Guasco, dell’Università del Piemonte Orientale di Alessandria, dedicata alla riforma degli studi ecclesiastici di cui fu autore il Pontefice nel 1931. Il delicato tema dei rapporti fra Santa Sede ed ebraismo e la decisa presa di posizione del Pontefice contro il razzismo biologico, in un mondo che diventava sempre più barbaramente antisemita nella misura in cui si paganizzava, è stato poi oggetto della memoria presentata da Thomas Brechenmacher, professore di Storia Moderna all’Università di Potsdam in Germania.

La prima giornata di lavori è stata chiusa da una relazione di Matteo Luigi Napolitano studioso di Pio XII e docente dell’Università degli Studi del Molise di Campobasso, sui rapporti fra Chiesa e islam fra le due guerre.

* * *

La mattina del 27 febbraio, con il gesuita polacco padre Marek Inglot, decano della Facoltà di Storia della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana in veste di moderatore, è stata indirizzata a ricostruire i vari aspetti specifici dell’attività pastorale di Papa Pio XI alla luce dei nuovi documenti resisi disponibili. Sono stati così analizzati la sua «politica» delle santificazioni e delle indulgenze (ne ha riferito Giovanni Maria Vian, docente presso l’Università di Roma La Sapienza, membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, nonché direttore de L’Osservatore romano), i nove congressi eucaristici internazionali degli anni piani (su cui ha parlato l’olandese padre Marcel Chappin S.J., Vice-Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano), lo sviluppo delle missioni (relatore è stato Claude Proudhomme dell’Università di Lione II Lumière), i rapporti con le chiese orientali (inquadrati da Giovanni Coco dell’Archivio Segreto Vaticano), l’ecumenismo nei confronti delle confessioni presenti nel mondo occidentale (descritto da Johann Ickx, archivista della Penitenzieria Apostolica) e, infine, il fenomeno delle rivoluzioni, così tragicamente numerose, dal Messico alla Spagna, nel corso del pontificato piano (ha trattato l’argomento Philippe Chenaux, biografo di Pio XII e docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense).

Ad argomenti più ampi è stata dedicata la sessione pomeridiana, moderata da Marcel Chappin, che ha visto susseguirsi alla relazione di Roberto Regoli, docente alla Facoltà di Storia della Pontificia Università Gregoriana, sulla Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, quella del canonista Giorgio Feliciani, dell’Università Cattolica di Milano, con tema i non sempre scorrevoli rapporti fra i nunzi del periodo piano e gli episcopati nazionali. Sulle conseguenze dei trattati del 1919-1920 sull’organizzazione della Chiesa nei paesi ex asburgici e dell’Europa orientale in generale si sono avuti quindi due interventi, il primo della studiosa slovacca Emilia Hrabovec, dell’Università di Vienna e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, sulla Cecoslovacchia e sull’Ungheria, e il secondo di Massimiliano Valente, dell’Università Europea di Roma, sulla neonata Jugoslavia.

Hanno chiuso la giornata le relazioni di Francesco Malgeri, della Lumsa – la Libera Università Maria Santissima Immacolata – di Roma sulle vicende dell’Azione Cattolica, creatura prediletta di Papa Pio XI, negli anni 1930 e di don Giancarlo Rocca S.S.P., della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» di Roma, su Pio XI nei suoi rapporti con le congregazioni religiose della sua epoca.

* * *

L’incontro di studio si è chiuso nella giornata di sabato 28 febbraio con una tavola rotonda, cui hanno partecipato Roberto de Mattei, biografo di Pio IX e docente dell’Università Europea di Roma, nonché Vice-Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Gianpaolo Romanato, biografo di san Pio X e docente dell’Università di Padova, Eutimio Sastre Santos, dell’Istituto di Teologia della Vita Consacrata di Roma, e Lucetta Scaraffia, dell’Università di Roma La Sapienza, nonché articolista de L’Osservatore romano, ed è stata presieduta da Agostino Borromeo, dell’Università Cattolica di Milano.

Sotto la presidenza dell’Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, nonché Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, card. Raffaele Farina, si è svolta quindi la presentazione del volume dal titolo Walter Brandmüller. Scripta maneant. Raccolta di studi in occasione del suo 80° genetliaco (a cura di Cosimo Semeraro S.D.B., Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009). La lettura del volume è stato proposta da Johannes Helmrath, storico medievale tedesco e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, da Massimo Miglio, dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, e da don Giuseppe Costa S.D.B., direttore della Libreria Editrice Vaticana.

In sintesi, il convegno ha rappresentato un importante passo verso una conoscenza meno limitata e meno stereotipa del decisivo pontificato di Achille Ratti, che si svolse in un’epoca difficile, piena di cambiamenti geopolitici e ricco di conflitti – dalla fine degli Imperi e dall’emergere degli Stati Uniti come potenza mondiale all’incombere minaccioso della stella rossa, dagli orrori dalla rivoluzione messicana e della guerra civile spagnola, alla sempre più intensa sfida missionaria, ai difficili rapporti con il regime fascista e al riaffiorare del totalitarismo neopagano in Germania –: si può dire che non vi è pagina della storia di quel periodo dalla quale la Chiesa di Roma resti fuori. Pio XI saprà guidare con mano salda la barca di Pietro in questo frangente epocale mostrando una profonda «sollecitudine ecclesiale». È certo che un pontificato complesso come quello che il convegno ha assunto come tema non può non richiedere sempre nuovi e più abbondanti dati per essere correttamente letto. L’auspicio è che lo scambio di idee fra i numerosi e qualificati relatori sia stato fecondo e che la stampa degli atti possa offrire nuove prospettive anche ai non specialisti.



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