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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale | |||||||
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MEMORANDA
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«Sono a confronto due visioni dell’uomo, la cui opposizione presenta strascichi duraturi in politica, dal momento che ha costituito a lungo uno dei maggiori spartiacque tra la destra e la sinistra. La destra, nella figura di Burke ad esempio, sostiene in genere che non si può fare pieno affidamento sull’uomo e che di conseguenza la società lo deve inquadrare, sottomettere a un’autorità che gli dia delle regole. L’educazione deve comprendere un’indispensabile dimensione costrittiva. Vengono influenzati da quest’idea anche l’esercizio della giustizia, l’applicazione delle pene e la concezione del sistema penitenziario: la destra tradizionale crede ben poco nella possibilità della reintegrazione dell’individuo nella vita quotidiana e ritiene, invece, necessario insistere sull’esemplarità della pena. […] La tradizione di sinistra, dapprima liberale e individualistica, in seguito rinnovata dalla sinistra socialista, si è invece opposta a questa visione dell’uomo, mostrando piuttosto una tendenza a far ricadere sull’organizzazione sociale la responsabilità del male presente nel cuore della storia. Su questo punto, per quanto differenti possano essere nelle loro attese filosofiche e nelle loro realizzazioni concrete, le due sinistre si congiungono: entrambe ritengono possibile costruire un mondo in cui la giustizia regnerà sovrana, facendo affidamento sull’originaria bontà dell’uomo. E pure l’ambizione di creare un uomo nuovo, progetto dei regimi comunisti del XX secolo, attraverso la fine del dominio del capitalismo, nasce dalla volontà di restituirgli la sua natura primordiale». René Rémond (1918-2007) |
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