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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale | |||||||
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Il tempo di Dio
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«Gli anni di Dio sono il suo hodiernus dies, l’oggi eterno, attraverso cui sono passati (transierunt) tutti gli anni dei nostri padri e nostri, in quanto dall’oggi di Dio hanno ricevuto misura (modus) ed esistenza (uticumque existerunt); e così sarà per quelli che verranno. Dio non è i nostri anni (la storia), ma tutti i nostri anni passano dal Suo Oggi creante; e a quest’Oggi aspirano a tornare le creature intelligenti. Si noti: dall’eterno al temporale e all’eterno ancora: il temporale (la storia) sta in mezzo, come chiuso dall’eternità: il suo inizio è l’eterno e l’eterno è il suo fine. Dunque la storia, non solo ha una finalità superstorica, ma anche un principio: la sorgente è anche la sua foce; l’eterno è sorgente e foce. E siccome essa porta in sé il vestigio della sorgente e della foce, non scorre come fiume dal monte al mare, ma zampilla come getto d’acqua, il cui 'sfociare' è tornare (come aspirazione) al punto sorgivo da cui ha zampillato. Vi è certo un duplice movimento di discesa ed ascesa, ma non c’è separazione: già nella discesa (l’atto creante le creature) è implicita, ontologicamente, nella creatura stessa, la direzione di ascesa».
Michele Federico Sciacca (1908-1975) |
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