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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale | |||||||
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MEMORANDA
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«Ciò che non è complicato è falso. L’affermazione di [Nicolás] Gómez Dávila ha una portata di carattere generale. Ma forse per nessun ramo della conoscenza umana come per quello della conoscenza storica il richiamo appare opportuno. Nel suo lavoro, lo storico fa, come ha scritto Marrou, concreta esperienza della complessità del reale, e ciò comporta, secondo lo storico francese una conoscenza senza dubbio spinta in profondità quanto allargata in comprensione, ma, in definitiva, più vicina alla esperienza vissuta che alla spiegazione scientifica. Ma quest’ultima affermazione – che si richiama fortemente a [Wilhelm] Dilthey e all’Erlebnis (esperienza vissuta) – non sfugge al rischio di un movimento troppo estremo della storia verso forme di conoscenza di tipo intuitivo o compatetico; quindi verso il limite dell’ineffabilità e incomunicabilità del racconto storico».
Marco Tangheroni |
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