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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale


inserito il 25 marzo 2009


L’appello del movimento Carta 08 in Cina

Il modello di questo documento è Carta 77, il manifesto del dissenso cecoslovacco pubblicato nel gennaio del 1977, dal quale prese vita un movimento di resistenza contro il regime comunista, che ha contribuito in parte ad abbattere.

Firmatari della Carta 08 sono cittadini cinesi di diversa estrazione, fra i quali si individuano non solo ben noti dissidenti e intellettuali, ma anche funzionari di medio livello e leader rurali. La Carta è stata diffusa il 10 dicembre 2008, quarantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Carta 08 rappresenta lo schema-guida per un radicale cambiamento politico in senso democratico occidentale che i sottoscrittori vedono come indispensabile per il futuro della Cina.

 



I. Introduzione

Sono passati cento anni dalla stesura della prima Costituzione cinese. Il 2008 segna anche i sessant’anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, i trent’anni dalla comparsa del Muro della Democrazia a Pechino, i dieci anni dalla firma, da parte della Cina, della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici. Ci avviciniamo anche ai vent’anni dal massacro di Piazza Tienanmen del 1989 contro le proteste degli studenti pro-democrazia. In questi stessi anni il popolo cinese ha subito disastri in termini di diritti umani e sostenuto innumerevoli lotte; ora molti cinesi vedono con chiarezza che la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani sono valori universali di tutta l’umanità e che democrazia e governo costituzionale costituiscono la cornice per proteggere questi valori.

Allontanandosi da questi valori, il governo cinese ha compiuto un approccio alla «modernizzazione» che si è rivelato disastroso. Esso ha privato la gente dei suoi diritti, distrutto la sua dignità, corrotto le normali relazioni umane. Per questo ci domandiamo: dove va la Cina in questo XXI secolo? Vorrà continuare la «modernizzazione» dominata da un governo autoritario o abbraccerà i valori umani universali, si unirà alla corrente delle nazioni civilizzate, edificando un sistema democratico? Si tratta di una scelta fondamentale, che non può più essere rinviata.

L’impatto con l’occidente nel XIX secolo ha prodotto uno shock che ha portato alla caduta di un sistema autoritario decadente, segnando per la Cina l’inizio di quello che spesso si definisce «il più grande cambiamento in migliaia di anni». È seguito un movimento di «auto-consolidamento», che però ha avuto come scopo solo l’appropriarsi della tecnologia per costruire cannoniere e altri oggetti materiali occidentali. L’umiliante sconfitta navale subita dai giapponesi nel 1895 ha confermato l’obsolescenza del nostro sistema politico. I primi tentativi di trasformazioni politiche in senso moderno sono avvenute nella tragica estate di riforme del 1898, ma esse furono duramente represse dagli ultraconservatori della corte imperiale.

Con la Rivoluzione del 1911, che ha fatto nascere la prima repubblica asiatica, si è creduto di aver messo fine al sistema autoritario imperiale che era durato per secoli. Ma, conflitti sociali all’interno e pressioni dall’esterno lo hanno impedito: la Cina è caduta in un mosaico di piccoli feudi di signori della guerra e la nuova repubblica è divenuta un sogno fugace.

Il fallimento del processo di «auto-consolidamento» e del rinnovamento politico ha spinto molti nostri concittadini a riflettere in profondità e a chiedersi se la nostra nazione non fosse afflitta da una «malattia culturale».

Questo spirito, verso la fine degli anni 1910, ha fatto sorgere il Movimento del Quattro Maggio, che ha fatto di «scienza e democrazia» il suo vessillo.

Ma anche questi sforzi si sono dissolti davanti al persistere del caos dei signori della guerra e l’invasione giapponese [cominciata in Manciuria nel 1931] ha portato alla crisi della nazione.

La vittoria su Giappone nel 1945 ha offerto una nuova possibilità alla Cina di fare un passo verso un governo moderno, ma la sconfitta dei nazionalisti nella guerra civile contro i comunisti ha gettato la nazione nell’abisso del totalitarismo. La «nuova Cina» nata nel 1949 [anno di fondazione, da parte di Mao Zedong (1893-1976), della Repubblica Popolare Cinese (ndr)] proclamava che «il popolo è sovrano» ma nei fatti ha edificato un sistema in cui «il Partito è onnipotente».

Il Partito Comunista Cinese ha preso il controllo di tutti gli organi dello Stato e di tutte le risorse politiche, economiche, sociali e, attraverso di essi, ha prodotto una lunga scia di disastrosi fallimenti in tema di diritti umani, compresi – fra l’altro – la Campagna contro la Destra (1957), il Grande Balzo in Avanti (1958-1960), la Rivoluzione Culturale (1966-1969), il massacro del 4 giugno in piazza Tienanmen. Tutto ciò, insieme agli attacchi ancora oggi in atto contro le religioni non autorizzate e la soppressione dei movimenti che difendono i diritti umani [un movimento che vuole difendere i diritti dei cittadini promulgati dalla Costituzione cinese e combattere per i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni internazionali e che la Cina ha sottoscritto]. In tutto questo periodo il popolo cinese ha pagato un prezzo esorbitante. Decine di milioni di persone hanno perso la vita e diverse generazioni hanno visto calpestata in modo crudele la loro libertà, la loro felicità e la loro dignità umana.

Negli ultimi due decenni del XX secolo la politica del governo chiamata «Riforma e apertura» ha dato al popolo cinese un po’ di sollievo dalla diffusa povertà e dal totalitarismo di Mao Zedong, portando a un incremento sostanziale della ricchezza e del livello di vita di molti cinesi, come anche a un parziale recupero della libertà economica e dei diritti economici. La società civile è cominciata a crescere, così come sono cresciuti la richiesta da parte del popolo di più diritti e di più libertà politica. Anche l’élite al governo si è mossa verso il riconoscimento della proprietà privata e dell’economia di mercato e ha cominciato a spostarsi da una posizione di rifiuto totale dei «diritti» a quella del loro parziale riconoscimento.

Nel 1998 il governo cinese ha firmato due importanti convenzioni internazionali sui diritti umani; nel 2004 ha emendato la Costituzione per includere la frase «il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani». E quest’anno, nel 2008, il governo ha promesso di varare un «Programma nazionale per i diritti umani». Purtroppo, tutti questi progressi politici non vanno al di là della carta su cui sono scritti. La realtà politica evidente a tutti è che la Cina ha molte leggi, ma nessuno Stato di diritto; ha una costituzione, ma non un governo costituzionale. L’élite dominante continua a rimanere aggrappata al suo potere autoritario combattendo ogni cenno di cambiamento politico.

I folli risultati di tutto ciò sono una endemica corruzione dei quadri, l’insidia dell’autorità della legge, la mancanza di tutela dei diritti della popolazione, il decadimento dell’etica pubblica, il capitalismo clientelare, la polarizzazione della società fra ricchi e poveri, lo sfruttamento abusivo dell’ambiente naturale e dell’ambiente umano e storico, l’acutizzarsi di un lungo elenco di conflitti sociali, in particolare, di recente, l’inasprimento dell’animosità fra funzionari e gente ordinaria.

Mentre questi conflitti e crisi crescono di intensità, mentre l’élite al potere continua impunemente a calpestare e a stracciare il diritto alla libertà dei cittadini, alla proprietà, alla ricerca della felicità, noi vediamo i senza-potere della nostra società – i gruppi vulnerabili, gente che viene repressa e continuamente controllata, che patisce crudeltà e perfino torture, che non ha spazio adeguato per far sentire la loro protesta, né tribunali che ascoltino le loro lamentele – divenire sempre più militanti, accrescendo la possibilità di un violento conflitto dalle proporzioni disastrose. Il declino del sistema attuale è giunto a un punto in cui il cambiamento non è più opzionale.

II. I nostri principi fondamentali

Questo è un momento storico per la Cina e da esso dipende il nostro futuro. Rivedendo il processo di modernizzazione politica negli ultimi cento anni e più, noi riaffermiamo e sottoscriviamo i seguenti valori universali fondamentali:

Libertà. La libertà è il cuore dei valori umani universali. Libertà di parola, libertà di stampa, libertà di radunarsi, libertà di associarsi, libertà di residenza, così come la libertà di sciopero, di dimostrare e di protestare, sono, fra le altre, le forme in cui essa si esprime. Senza libertà, la Cina rimarrà sempre lontana dagli ideali civili.

Diritti umani. I diritti umani non sono concessi dallo Stato. Ogni persona nasce con diritti innati alla dignità e alla libertà. Il governo esiste per la protezione dei diritti umani dei suoi cittadini. L’esercizio del potere da parte dello Stato dev’essere autorizzato dal popolo. La serie di disastri politici nella storia recente della Cina è conseguenza diretta del disprezzo da parte del regime verso i diritti umani.

Uguaglianza. L’integrità, la dignità, la libertà di ogni persona – indipendentemente dal rango sociale, dall’occupazione, dal sesso, dalle condizioni economiche, dall’etnia, dal colore della pelle, dalla religione o dalle opinioni politiche – sono uguali per tutti. Bisogna sostenere i principi di uguaglianza di fronte alla legge e di uguaglianza nei diritti sociali, economici, culturali, civili e politici.

Repubblica. La teoria politica repubblicana sostiene che il potere deve essere bilanciato fra i diversi organi del governo e deve servire i vari interessi in concorrenza fra loro. Essa ricorda l’ideale politico della tradizione cinese della «bellezza di tutti coloro che sono sotto il cielo». Permette a differenti gruppi d’interesse e raggruppamenti sociali, a persone di varie culture e credenze, di esercitare l’auto-governo democratico e di decidere al fine di raggiungere soluzioni pacifiche di problemi pubblici sulla base di un uguale possibilità di accesso al governo e a una libera e leale concorrenza.

Democrazia. Il principio più fondamentale della democrazia è che il popolo è sovrano e che il popolo sceglie il suo governo. La democrazia ha queste caratteristiche: 1) il potere politico comincia con il popolo e la legittimità di un regime deriva dal popolo. 2) Il potere politico è esercitato attraverso scelte che è il popolo a fare. 3) Coloro che ricoprono le cariche più importanti a tutti i livelli nel governo sono individuati attraverso libere e competitive elezioni periodiche. 4) Onorando la volontà della maggioranza, vengono anche protetti la dignità fondamentale, la libertà e i diritti umani delle minoranze. In breve, la democrazia è un mezzo moderno per raggiungere un governo che sia davvero «del popolo, dal popolo, per il popolo».

Governo costituzionale. Il governo costituzionale è il modo di governare attraverso un sistema di leggi e norme legali che attuino i principi espressi nella costituzione. Ciò significa proteggere la libertà e i diritti dei cittadini, limitare e definire l’ambito della forza legittima del governo, provvedere a che vi sia un apparato amministrativo idoneo a questi fini.

III. Che cosa vogliamo

L’autoritarismo è in generale in declino in tutto il mondo. Anche in Cina l’era degli imperatori e dei signori sta per finire. Ovunque sta arrivando ormai il tempo in cui i cittadini diverranno padroni degli Stati. Per la Cina attuale la strada che conduce fuori dell’impasse è spogliarsi della nozione autoritaristica di fiducia nel «dispotismo illuminato» o nell’«onesto funzionario» e volgersi invece verso un sistema di libertà, di democrazia, di Stato di diritto e verso la crescita della coscienza di cittadini moderni che vedono i diritti come fondamentali e la partecipazione come un dovere. Proprio per questo e nello spirito di tale dovere, come cittadini responsabili e costruttivi, raccomandiamo quanto segue in tema di governo nazionale, di diritti dei cittadini e di sviluppo sociale.

1. Una Nuova Costituzione. Dovremmo riformare la nostra attuale costituzione, eliminando quelle proposizioni che contrastano con il principio secondo cui la sovranità è del popolo e trasformandola in un documento che davvero garantisca i diritti umani, autorizzi l’esercizio del potere da parte del pubblico, serva come sostegno legale alla democratizzazione della Cina. La Costituzione dev’essere la legge suprema del Paese, al sicuro da ogni violazione da parte di individui, gruppi o partiti politici.

2. Separazione dei poteri. Dovremmo costruire un governo moderno, in cui sia garantita la separazione fra potere esecutivo, giudiziario e legislativo. Abbiamo bisogno di una legge sull’Amministrazione che definisca l’ampiezza della responsabilità del governo e prevenga abusi di potere. Il governo dovrebbe rispondere a chi paga le tasse. La divisione di potere fra governi provinciali e governo centrale dovrebbe sottostare al principio per cui i poteri del governo centrale sono solo quelli stabiliti espressamente dalla costituzione, mentre tutti gli altri poteri appartengono ai governi locali.

3. Democrazia legislativa. I membri dei corpi legislativi a tutti i livelli dovrebbero essere scelti attraverso elezioni dirette, e la democrazia legislativa dovrebbe osservare principi giusti e imparziali.

4. Indipendenza del potere giudiziario. Il primato del diritto deve venire prima degli interessi di ogni particolare partito politico e i giudici devono essere indipendenti. È necessario stabilire una Corte suprema costituzionale e istituire procedure di revisione costituzionale. Al più presto possibile dovremmo abolire tutti quei Comitati per gli Affari Politici e Legali che oggi permettono ai funzionai del Partito Comunista di ogni livello di decidere in anticipo e fuori delle corti su casi politicamente delicati. Dovremmo proibire con forza l’uso di cariche pubbliche per fini privati.

5. Pubblico controllo dei pubblici ufficiali. L’esercito dovrebbe rispondere al governo nazionale, non a un partito politico e dovrebbe essere reso molto più professionale. Il personale militare dovrebbe giurare sulla Costituzione e rimanere neutrale. L’organizzazione di partiti politici fra i militari dovrebbe essere proibita. Tutti i pubblici ufficiali, compresa la polizia, devono prestare servizio in modo neutrale e deve finire la pratica attuale di favorire un solo partito politico nelle assunzioni di pubblici funzionari.

6. Garantire i diritti umani. Si devono garantire in modo deciso i diritti umani e il rispetto per la dignità umana. Si deve creare un Comitato per i Diritti Umani, che risponda al più elevato corpo legislativo, che eviterà possibili abusi di potere da parte del governo che violino i diritti umani. Una Cina democratica e costituzionale deve garantire in modo speciale la libertà personale dei cittadini. Nessuno deve subire arresti, detenzione, incriminazione, interrogatori o punizioni illegali. Il sistema della «Rieducazione attraverso il lavoro» [i campi di lavoro forzato, detti Laogai (ndr)] dev’essere abolito.

7. Elezione dei pubblici ufficiali. Ci deve essere un sistema completo di elezioni democratiche basate su «una persona, un voto». Dovrebbe essere attuata in modo sistematico l’elezione diretta dei responsabili amministrativi a livello di contea, città, provincia e nazione. Il diritto a tenere elezioni libere e periodiche e a parteciparvi in quanto cittadino è un diritto inalienabile.

8. Uguaglianza fra città e campagna. Il sistema attuale di duplice registrazione di residenza dev’essere abolito. Questo sistema favorisce i residenti delle città e colpisce quelli che risiedono nelle campagne. Dovremmo invece istituire un sistema che dia a ogni cittadino lo stesso diritto costituzionale e la stessa libertà di scegliere dove vivere.

9. Libertà di formare gruppi. Dev’essere garantito il diritto dei cittadini a formare gruppi. L’attuale sistema di registrazione dei gruppi non governativi, che richiede «l’approvazione» di un gruppo, andrebbe sostituito con un sistema in cui un gruppo registra se stesso. La costituzione e le leggi dovrebbero regolare la formazione di partiti politici; ciò significa che dobbiamo abolire il privilegio speciale di un solo partito che monopolizza il potere e dobbiamo garantire il principio di una competizione libera e leale fra i partiti politici.

10. Libertà di raduno. La Costituzione riconosce che i pacifici assembramenti, dimostrazioni e la libertà di espressione siano diritti fondamentali del cittadino. Non si deve permettere al partito al governo e al governo stesso d’interferire in modo illegale o fare ostruzione incostituzionale contro di essi.

11. Libertà di espressione. Dovremmo rendere universali la libertà di parola, la libertà di stampa e la libertà accademica, garantendo che i cittadini siano informati e messi in condizione di esercitare il loro diritto di supervisione politica. Queste libertà andrebbero sostenute con una Legge sulla Stampa che abolisca le restrizioni politiche su di essa. L’articolo dell’attuale Codice Penale che parla di «crimine di incitamento alla sovversione del potere statale» dev’essere abolito. Dovremmo smettere l’abitudine di guardare alle parole come dei crimini.

12. Libertà di religione. Dobbiamo garantire la libertà di religione e di credenza, istituendo la separazione fra religione e Stato. Non vi dev’essere alcuna interferenza del governo nelle attività religiose pacifiche. Dovremmo abolire ogni legge, regolamento, norme locale che limiti o sopprima la libertà religiosa dei cittadini. Dovremmo abolire l’attuale sistema di richiedere ai gruppi religiosi (e ai loro luoghi di culto) di ottenere l’approvazione ufficiale anticipata, sostituendolo con un sistema in cui la registrazione è facoltativa e, per quelli che la scelgono, automatica.

13. Educazione civica. Nelle nostre scuole dovremmo eliminare i programmi politici e gli esami che mirano a indottrinare gli studenti nell’ideologia di Stato, inculcando in loro la tesi della liceità del governo di un solo partito. Dovremmo sostituirli con l’educazione civica che incentivi i valori universali e i diritti dei cittadini, faccia crescere la coscienza civica e promuova le virtù civiche che servono la società.

14. Protezione della proprietà privata. Dovremmo istituire e proteggere il diritto alla proprietà privata e promuovere un sistema economico di mercato libero e leale. Dovremmo abbandonare i monopoli governativi nel commercio e nell’industria e garantire la libertà di fondare nuove imprese. Dovremmo istituire un Comitato sulla Proprietà dello Stato, che risponda al parlamento nazionale, che verifichi il trasferimento delle imprese statali alla proprietà di privati, in una maniera giusta, competitiva e ordinata. Dovremmo varare una riforma agraria che promuova la proprietà privata della terra, garantisca il diritto di comprare e vendere la terra, e consenta che il vero valore della proprietà privata sia adeguatamente riflesso nel mercato.

15. Riforma finanziaria e fiscale. Dovremmo istituire un sistema finanziario pubblico democraticamente e responsabile regolato, che assicuri la protezione dei diritti di chi paga le tasse e che operi secondo procedure legali. Abbiamo bisogno di un sistema per cui le entrate pubbliche a un certo livello di amministrazione – centrale, provinciale, di contea o locale – siano controllate al medesimo livello. Abbiamo bisogno di una riforma del sistema delle imposte maggiori che abolisca ogni tassa ingiusta, semplifichi il sistema fiscale, distribuisca il peso delle imposte in modo equilibrato. Ai funzionari del governo dovrebbe essere proibito di aumentare le tasse o istituirne di nuove senza decisione pubblica e senza l’approvazione di un’assemblea democratica. Dovremmo riformare anche il sistema di proprietà per incoraggiare la concorrenza di un più ampio numero di partecipanti al mercato.

16. Sicurezza sociale. Dovremmo istituire un sistema di sicurezza sociale equo e adeguato che copra tutti i cittadini e assicuri loro l’accesso fondamentale a istruzione, sanità, pensione e impiego.

17. Proteggere l’ambiente. Dobbiamo proteggere l’ambiente naturale e promuovere lo sviluppo in maniera sostenibile e responsabile verso i nostri discendenti e verso il resto dell’umanità. Ciò significa insistere affinché lo Stato e i suoi rappresentanti a tutti i livelli non solo facciano ciò che devono per raggiungere questo obiettivo, ma anche che accettino la supervisione e la partecipazione delle organizzazioni non governative.

18. Una repubblica federale. Una Cina democratica deve cercare di agire come una grande potenza responsabile, che contribuisca alla pace e allo sviluppo della regione Asia-Pacifico avvicinandosi agli altri in uno spirito di uguaglianza e di lealtà. A Hong Kong e a Macao dovremmo sostenere le libertà che là esistono di già. Riguardo a Taiwan, dovremmo dichiarare il nostro impegno verso i principi di libertà e di democrazia e quindi cercare una formula di riunificazione pacifica, negoziando fra uguali ed essendo pronti al compromesso. Dovremmo anche affrontare le dispute nelle aeree della Cina dove esistono minoranze nazionali con mente aperta, cercando vie per trovare uno schema praticabile in cui tutte i gruppi etnici e religiosi possano fiorire. Dovremmo tendere altresì a una federazione delle comunità democratiche della Cina.

19. Verità nella riconciliazione. Dovremmo riabilitare la reputazione di tutte le persone – comprese le loro famiglie – che hanno sofferto di ostracismo e umiliazione nelle campagne politiche del passato o sono stati bollati come criminali a causa del loro pensiero, parole, o fede. Lo Stato dovrebbe pagare un risarcimento a queste persone. Tutti i prigionieri politici e di coscienza devono essere liberati. Ci dovrebbe essere una Commissione dì Indagine sulla Verità, incaricata di trovare prove delle ingiustizie e delle atrocità del passato, determinandone le responsabilità, garantendo la giustizia e, su queste basi, cercando la riconciliazione sociale.

 La Cina è una delle più grandi nazioni del mondo, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e membro del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Come tale essa deve contribuire alla pace per l’umanità e al progresso nei diritti umani. Purtroppo, oggi siamo la sola nazione fra le grandi che rimane impelagata in una politica autoritaria. Il nostro sistema politico continua a produrre disastri in termini di diritti umani e crisi sociali, soffocando non soltanto lo sviluppo del Paese ma anche limitando anche il progresso di tutta la civiltà umana. Ciò deve cambiare. Davvero deve cambiare. La democratizzazione della politica cinese non può più essere rimandata a lungo.

Per questo motivo noi, osiamo mettere in pratica il nostro civismo annunciando [la nascita di] Carta 08. Speriamo che tutti i nostri concittadini cinesi che condividono con noi un simile sentimento di crisi – ma anche di responsabilità e di missione –, siano essi parte del governo o no, di qualunque livello sociale, mettano da parte le piccole divergenze e abbraccino il vasto obiettivo di questo movimento di cittadini. Insieme possiamo lavorare per produrre una grande trasformazione della società cinese e per la rapida costruzione di un Paese libero, democratico e costituzionale. Possiamo davvero rendere reali gli scopi e gl’ideali che il nostro popolo ha sempre cercato in modo instancabile per più di cento anni e aprire così a un nuovo splendente capitolo della civiltà cinese.

(Seguono 303 firme)

[Testo apparso in The New York Review of Books, anno 56, n. 1, 15 gennaio 2009 (traduzione dal cinese di Perry Link; traduzione dall’inglese a cura dell’agenzia Asianews, ritoccata e integrata redazionalmente in alcuni punti)]


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