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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale


inserito il 21 novembre 2009



RECENSIONI


VITO CICALE e GIACOMO VERRENGIA, Il Colonnello Michele Pezza (frà Diavolo). Protagonista dell’Insorgenza in Ciociaria e Terra di Lavoro. 1798-1806, Arti Grafiche Kolbe, Fondi (Latina) 2005, 240 pp., s.i.p; e IDEM, Mattia De Paoli da Cellole (1770-1831). La vita, le opere, il pensiero, Edizioni Magna Grascia, Napoli 2009, 532 pp., € 25,00.


La reazione armata delle popolazioni del Regno di Napoli contro la repubblica giacobina del 1799 fu animata non solo da grandi personalità e da capimassa di talento, come il cardinale Fabrizio Ruffo (1744-1827) e Michele Pezza (1771-1806), "Fra Diavolo", ma anche da personaggi poco noti e tuttavia non meno importanti. Uno di questi è l’abate Mattia De Paoli da Cellole (1770-1831), che con i suoi studi e con la sua vita esemplare ha contribuito a fecondare la reazione delle popolazioni meridionali contro la Rivoluzione proveniente dalla Francia, reazione che conobbe il suo apice nel 1799, quando tutta la Penisola si sollevò contro la dominazione militare e politica della repubblica transalpina

La sua vita e il suo impegno pastorale e culturale sono stati oggetto di attenzione per circa un quindicennio da parte di due studiosi apparentemente distanti fra loro ma uniti dalla passione per la storia locale e dall’interesse per l’abate cellolese: Vito Cicale, carabiniere in servizio presso il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale-Nucleo di Monza, curatore di una pregevole raccolta su Amministrazione e tutela dei beni culturali della Chiesa: principi e norme di riferimento (Milano 2008) e membro dell’Accademia Tiberina di Roma, e il francescano Giacomo Verrengia, autore anche di saggi di carattere pastorale e catechetico.

Frutto di una lunga ricerca d’archivio e parte di un progetto più ampio, finalizzato a dare alle stampe tutta l’opera — polemica, teologica, pastorale e letteraria — di Mattia de Paoli, il testo in esame propone al grande pubblico un inquadramento complessivo di questo valoroso sacerdote, facendo seguito ad alcuni studi settoriali: L’abate Mattia De Paoli da Cellole. Le opere della controrivoluzione del 1799 (Caramanica Editore, Marina di Minturno [Latina] 1997), L’abate Mattia De Paoli da Cellole. L’opera teologica: La Rivelazione Difesa (Luciano Editore, Napoli 1999) e L' abate Mattia de Paoli da Cellule. Le opere pastorali e letterarie. Fine di una trilogia (Luciano Editore, Napoli 2001).

L’opera si snoda lungo sette parti che prendono in esame non solo la figura dell’abate ma anche l’ambiente geografico e politico e la temperie culturale di quegli anni burrascosi. Uomo di elevato profilo culturale, è teologo — con predilezione in morale per le dottrine di sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) —, letterato, membro di varie accademie culturali dell’epoca — quella dei Sinceri dell’Arcadia Reale di Napoli, l’Arcadia Tiberina di Roma e l’Accademia degli Apatisti di Firenze —, professore di Eloquenza e di Lingua greca nel seminario vescovile di Sessa Aurunca, nonché per venticinque anni parroco di Cellole, un tempo piccolo casale di Sessa, oggi comune del litorale tirrenico, posto fra Campania e Lazio.

È naturale che a lui si rivolgano gli insorgenti del Mezzogiorno — in particolare quelli della natia provincia —, autori di una rivolta spontanea ma non autonoma, per la quale compone il 16 maggio 1799 lo scritto Incitamento al Popolo Sessano contro i soprusi e l’ideologia dell’invasore e dei collaborazionisti italici. L’anno seguente porta a termine la Traduzione del Salmo IX. in ampia lirica poetica italiana e le Traduzioni de’ Salmi XX. e LXXI. in lirica toscana poesia, date alle stampe "in occasione dell’immortale Trionfo riportato da Sua Maestà Ferdinando IV. Borbone sugli Aggressori Francesi, e sull’Infame Giacobinica Setta" (pp. 113-114). Nel corso degli anni la reazione dell’abate diventa sempre più consapevole, volta a difendere in modo organico la Rivelazione dalle correnti filosofiche e culturali del suo tempo, che con i loro sofismi hanno dichiarato "aperta tenzone" alla religione e all’alleanza fra il Trono e l’Altare. Nel 1804 pubblica una dissertazione su La Rivelazione Difesa contro alcuni più correnti, ed inutili tentativi del moderno Filosofismo. De Paoli raccoglie in una sintesi ordinata le nuove correnti filosofiche e le confuta una alla volta, svelandone la natura di sirene incantatrici e offrendo un’arma preziosa ai suoi contemporanei. Di fronte alle lusinghe della Rivoluzione, che prometteva "di dover acquistare una forma di governo più consistente e felice in una fluttuante Democrazia, [...] sostenuta dalle due braccia della libertà e dell’uguaglianza", l’abate De Paoli si sforza "di togliere il belletto al volto di questa tragica Repubblica, e farvi chiaramente osservare, che altro non offre, che un volto pieno di rughe, lurido, e contraffatto; affinché voi, cari Amici della verità scorger possiate che la sussistenza di un democratico capriccioso Governo non può poggiare su di alcuno stabile fondamento, e che la sua costituzione è la più barbara e crudele". Il suo scopo, in definitiva, è quello di strappare la maschera alla Rivoluzione, cioè di denunciarne lo spirito e la strategia, nella consapevolezza che essa può procedere soltanto grazie all’occultamento del suo volto e dei suoi fini ultimi.

Dopo la seconda invasione francese, l’abate viene arrestato l’11 giugno 1807 e condotto a Napoli. Con lui è imprigionato mons. Pietro De Felice (1737-1814), vescovo di Sessa Aurunca dal 1798 alla morte, esponente delle correnti teologiche anti-gianseniste, "reo" fra l’altro di aver pubblicato nel 1799 un Catechismo reale (cfr. V. Cicale e G. Verrengia O.F.M. Conv., Il catechismo reale di mons. Pietro de Felice e la grande insorgenza del 1799, Controcorrente, Napoli 2000), che nelle intenzioni dell’autore doveva essere un sussidio di natura pedagogico-catechetico e pastorale per tutti i parroci della diocesi, perché i fedeli attraversassero senza smarrirsi quel periodo di grande sbandamento ideale e denso di eventi a loro volta disorientanti. Senza subire alcun processo, i due ecclesiastici vengono inviati a Roma e poi confinati, il vescovo ad Assisi e l’abate a Montefiascone, presso Viterbo. Dopo tre anni rientra nella sua parrocchia, che guiderà fino alla morte, nel 1831, "un anno in cui si chiude un’epoca storica e se ne riapre un’altra" (p. 488).

Due sintesi storico-biografiche dell’abate de Paoli e di mons. De Felice (pp. 491-501) chidono un’opera meritevole di segnalazione, che approfondisce lo studio del filone poco esplorato dell’opposizione e della resistenza culturali alla Rivoluzione in Italia, privilegiando esemplarmente la ricerca documentaria.

Francesco Pappalardo


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